Visita agli Artigianelli di Mons. Gherardo Gambelli Arcivescovo di Firenze

Oggi abbiamo avuto a scuola la gradita visita del nostro Arcivescovo, Mons. Gherardo Gambelli.
È stata una preziosissima occasione di incontro e di dialogo in cui abbiamo potuto raccontare la nostra storia e l’esperienza che alunni e adulti vivono agli Artigianelli. Gli alunni hanno potuto porre le loro domande e ci ha colpito, nelle risposte dell’Arcivescovo, il racconto della sua esperienza di bambino, la scoperta della sua vocazione e l’invito a dirci sempre “parole di speranza” e ad essere, già tra noi, “costruttori di ponti”.
Condividiamo le parole con cui il preside ha accolto al suo arrivo Mons. Gambelli.

«Eccellenza,
siamo molto emozionati e pieni di gratitudine per la sua presenza qui tra noi oggi.
È molto significativo averla qui agli Artigianelli in questo anno che per la nostra scuola è il centoventicinquesimo da quando questa realtà educativa è nata come asilo che accoglieva i figli degli artigiani presenti qui nell’oltrarno fiorentino, diventata poi una scuola elementare e, dal 1938, una scuola di avviamento professionale (in cui i ragazzi – insieme all’italiano, a far di conto e alle altre discipline – imparavano il mestiere nelle botteghe e nei laboratori artigiani che qui erano presenti insieme alla scuola) fino ad essere, dal 1963, una scuola media. Dal 2001 è una scuola paritaria e perciò a pieno titolo nel sistema dell’istruzione pubblica italiana.
Dal 1899 sono tante le generazioni di bambini che hanno attraversato questo cortile per venire a scuola e tante sono state le famiglie che qui hanno trovato risposta al bisogno educativo.
È da allora che la scuola accoglie e si prende cura di questo bisogno.
Crediamo non sia un caso che la scuola si trovi qui, in questo luogo che ha una vocazione educativa ben più antica: nel 1515, proprio in una delle case che affacciano su questo cortile, è nato San Filippo Neri, il primo santo educatore della Chiesa.
Vissuto qui fino a quasi 18 anni e poi spostatosi a Roma per dare compimento alla sua missione di prendersi a cuore i bambini e la loro educazione, creando quella bellissima realtà tuttora vivida degli oratori, presenti in tante parrocchie.
Nel 2020, parlando agli educatori, Papa Francesco ha detto: “Nell’educazione abita il seme della speranza”. Non c’è una frase che sintetizzi in modo più compiuto il tentativo che quotidianamente – rischiando mille volte e dovendo ricominciare spesso daccapo – gli adulti che varcano questa soglia vivono davanti ai ragazzi.
Lo scopo della nostra scuola, ma che dovrebbe essere lo scopo della scuola tutta, è proprio questo: accompagnare i bambini e le bambine a rimanere aperti al reale (che è la posizione oiginale con cui siamo messi al mondo), a guardare ad esso con speranza, ad affacciarsi sulla scena del mondo con la certezza del bene, del destino buono di cui tutta la vita è promessa.
Siamo consapevoli che non basta dirglielo. Sono necessari adulti che glielo testimonino continuamente con la loro vita perché – prendendo in prestito le parole di Romano Guardini – “è la vita che accende la vita”.
Averla qui con noi perciò è come un balsamo che alimenta la nostra dedizione, e per questo – affidando il nostro impegno e fatiche alla sua preghiera – le siamo grati e riconoscenti.»